Nel giro di una ventina di minuti, dieci dei quali su strade sterrate che richiedono più volte l'uso delle ridotte, arriviamo nel bel mezzo di un niente da cui parte la nostra… cavalcata.
Durante il tragitto scambiamo con Jack qualche battuta sul posto e sulla situazione dell'Italia. Lui non sa un granché del nostro Paese, dove non è mai stato. Vivere qui, per di più gestendo un ranch da veri cowboy, è un po' come essere fuori dal mondo.
La passeggiata inizia con l'assegnazione dei cavalli.
Ad Elisabetta, giustamente, il più bello. Jack per tranquillizzarla (lei che non è mai stata a cavallo) lo definisce Crazy Horse. Si chiama Chief, è un maschio bianco, alto, orgoglioso e, soprattutto, deve aver mangiato pesante ieri sera, perché è il primo, in tutti i sensi, a completare la suite completa di copiose espressioni corporali.
Ad Elisabetta, giustamente, il più bello. Jack per tranquillizzarla (lei che non è mai stata a cavallo) lo definisce Crazy Horse. Si chiama Chief, è un maschio bianco, alto, orgoglioso e, soprattutto, deve aver mangiato pesante ieri sera, perché è il primo, in tutti i sensi, a completare la suite completa di copiose espressioni corporali.
In seconda posizione, Jake, assegnato a Luca. Jack lo avvisa subito che è un po' lento e consiglia di usare la parte finale delle briglie come frustino per spronarlo a seguire il gruppo.
In effetti, Jake, è un po' fuori forma. Ha una panza da birra e delle orecchie da asino che stonano un po' con l'immagine atletica e slanciata del cavallo da ciwboy che insegue le mandrie o caccia gli indiani.
Alla Vale tocca, Brend, una femmina "melange", timida e riservata, quasi schiva, che si accoda subito alla riga di partenza senza gli scalpitii da Palio (e le pisciate) di Chief.
A me arriva Nadine.
E' un amore a prima vista.
Nonostante le orecchie, un po', come dire, troppo affusolate, Nadine mi dimostra subito devozione ed obbedienza. Esegue con precisione ogni passaggio, soprattutto quando deve trottare per recuperare, assieme al "Panza" di Luca, il distacco accumulato rispetto agli altri tre.
Il giro si snoda dapprima attraversando un zona aperta e sconnessa, segnata da alcuni fiumiciattoli quasi secchi in questa stagione e poi si insinua, sempre più profondamente in un canyon formato da due pareti ondeggianti e levigate che ricordano le immagini di Antelope Canyon (un posto che abbiamo saltato e dove torneremo con la Harley blu notte).
La formazione è la seguente: In testa, ovviamente, Jack. Tiene per una corda Chief che Elisabetta non si sente di domare da sola. Segue Valentina su Brend che, assonnata e un po' assente, ma tonica, segue senza esitazioni l'andatura baldanzosa di Chief.
Poi, il vuoto.
A parecchie lunghezze di distanza Jake inciampa, sbuffa e arranca evidentemente intrigato a trasportare la sua panza. Reagisce solo in due occasioni: una, quando Luca lo frusta dolcemente sulla chiappa sinistra. Due, quando la dolce Nadine, infastidita dal dovere essere sempre l'ultima - per di più così distante dal suo amato Chief - prova a superarlo.
In quel caso, "il Panza" mette il turbo e sfodera un orgoglio da granatiere impedendo minaccioso ogni manovra di sorpasso.
La bellezza dei paesaggi attraversati, solitari e fuori dal circuito turistico con gli occhi a mandorla (siamo solo noi ad entrare in questa zona e, dopo il passaggio, Jack chiude col reticolato il varco di entrata) ripaga in abbondanza le acciaccature varie riportate nella lunga "cavalcata" a causa del contatto con la sella non del tutto famigliare.
Al ritorno al campo base, un po' doloranti, commentiamo che no, questa non era affatto una turistata.
Resterà senz'altro nelle cose più belle fatte in questa (inizia ad essere lunga…) esperienza.
Nel pomeriggio arriviamo a Zion Park.
Una lunga gola tra due alte pareti di montagne che ricordano, nella forma, le nostre Dolomiti, ma hanno origini del tutto diverse che le conferiscono una colorazione che sfuma dal rosso al bianco ed espone alla luce del sole le stratificazioni geologiche delle varie ere, dal Precambriano (4 miliardi di anni fa) al Cenozoico (praticamente oggi).
L'entrata al parco avviene solo con le navette. Siamo stanchi e non abbiamo tanta voglia di camminare. Ci accontentiamo di mettere i piedi a bagno nel Virgin River. La Vale anche qualcosa di più…
Una bellezza più convenzionale, o meglio, più comparabile con posti già noti, non significa essere meno bello. Zion Park, ha un'atmosfera di tranquillità ed armonia che affascina.
Anche il nostro Hotel (Hampton, della catena Hilton) aiuta in questo. Costa meno di tanti altri, ma ha una posizione invidiabile, l'hot tube aperta fino alle 23, la colazione inclusa.
Quando si inizia ad accusare un po' di stanchezza, questo genere di sorprese fa proprio piacere.
Oggi ci muoviamo verso Las Vegas. Non mi aspetto niente di buono…
La formazione è la seguente: In testa, ovviamente, Jack. Tiene per una corda Chief che Elisabetta non si sente di domare da sola. Segue Valentina su Brend che, assonnata e un po' assente, ma tonica, segue senza esitazioni l'andatura baldanzosa di Chief.
Poi, il vuoto.
A parecchie lunghezze di distanza Jake inciampa, sbuffa e arranca evidentemente intrigato a trasportare la sua panza. Reagisce solo in due occasioni: una, quando Luca lo frusta dolcemente sulla chiappa sinistra. Due, quando la dolce Nadine, infastidita dal dovere essere sempre l'ultima - per di più così distante dal suo amato Chief - prova a superarlo.
In quel caso, "il Panza" mette il turbo e sfodera un orgoglio da granatiere impedendo minaccioso ogni manovra di sorpasso.
La bellezza dei paesaggi attraversati, solitari e fuori dal circuito turistico con gli occhi a mandorla (siamo solo noi ad entrare in questa zona e, dopo il passaggio, Jack chiude col reticolato il varco di entrata) ripaga in abbondanza le acciaccature varie riportate nella lunga "cavalcata" a causa del contatto con la sella non del tutto famigliare.
Al ritorno al campo base, un po' doloranti, commentiamo che no, questa non era affatto una turistata.
Resterà senz'altro nelle cose più belle fatte in questa (inizia ad essere lunga…) esperienza.
Nel pomeriggio arriviamo a Zion Park.
Una lunga gola tra due alte pareti di montagne che ricordano, nella forma, le nostre Dolomiti, ma hanno origini del tutto diverse che le conferiscono una colorazione che sfuma dal rosso al bianco ed espone alla luce del sole le stratificazioni geologiche delle varie ere, dal Precambriano (4 miliardi di anni fa) al Cenozoico (praticamente oggi).
L'entrata al parco avviene solo con le navette. Siamo stanchi e non abbiamo tanta voglia di camminare. Ci accontentiamo di mettere i piedi a bagno nel Virgin River. La Vale anche qualcosa di più…
Una bellezza più convenzionale, o meglio, più comparabile con posti già noti, non significa essere meno bello. Zion Park, ha un'atmosfera di tranquillità ed armonia che affascina.
Anche il nostro Hotel (Hampton, della catena Hilton) aiuta in questo. Costa meno di tanti altri, ma ha una posizione invidiabile, l'hot tube aperta fino alle 23, la colazione inclusa.
Quando si inizia ad accusare un po' di stanchezza, questo genere di sorprese fa proprio piacere.
Oggi ci muoviamo verso Las Vegas. Non mi aspetto niente di buono…





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