lunedì 1 settembre 2014

La mano del Tempo (89 volte 89)

La mano del Tempo e le forze della Natura hanno modellato gli elementi di questa Terra sterminata come solo la fantasia di un bambino che sogna avrebbe saputo immaginare. 

Le quasi trecento miglia nello Utah, tra la Monument Valley fin su al Bryce Canyon,  attraversano territori di una bellezza che descrivere equivale a rovinare.
Nemmeno le foto riescono a trasmettere le sensazioni di caotica armonia di questo immenso capriccio creativo.





Dopo una sveglia prima dell'alba alla caccia di qualche foto profilo del ragazzo più vanitoso del West, imbocchiamo la 163 alla ricerca, praticamente fallita,  del punto in cui Forrest Gump si ferma dopo aver corso tanto a lungo da ritrovarsi con una barba da ayatollah dicendo : "Sono un po' stanchino".
In quel punto le colline piatte da Far West (le butte) si stagliano sornione contro un cielo azzurro cartolina abitato da scenografiche nuvole solitarie .
Sembra impossibile staccarsi da questo paesaggio, ogni piazzola è quella giusta per una sosta. Se andiamo avanti così, questa sera il tramonto lo passiamo di nuovo qui.



Dobbiamo imporci di arrivare almeno alla Route 98, dove una terra gialla intrisa di cespugli appare, al mio occhio stanco, ma estasiato, come l'Infinito dei girasoli.
II profilo delle montagne sullo sfondo continua a cambiare di forma e colore disegnando un orizzonte irraggiungibile e sconosciuto.

Spesso sembra che l'opera della Natura si confonda con quella dell'uomo. Nelle sembianze è simile,  ma nelle dimensioni è centinaia di volte più grande. Enormi cave di pietra bianca che centuplicano le visioni delle Alpi divorate dalle ruspe a Carrara.
Montagne coniche di ghiaia grigia a strati di sfumature diverse che sembrano il frutto del riporto di milioni di camion.
Colate sovrapposte di roccia rossa che assomigliano a gigantesche sfogliatine napoletane,  strati colorati di bianco e rosso che richiamano grandissime fette di zuppa inglese.
Il tutto mentre si sale verso le alture di questo altipiano grande come un continente. 
Siamo sui 2000 e più metri di altitudine e spesso scanaliamo passi, indicati col cartello "Peak", che in realtà sembrano distese grandi come la Pianura Padana.

Ma è nei pressi di Page, quando imbocchiamo la Route 89, che il paesaggio diventa davvero indescrivibile. 
L'acqua del Lago Powell spezza una distesa di rocce così diverse tra loro che girando lo sguardo attorno, in uno dei tanti Scenic View Point che incontriamo, ti chiedi dove sei finito e se ciò che vedi è reale o è invece il paesaggio disegnato dal bambino sognatore.



Mentre penso che descrivere questi posti equivale a rovinarne la bellezza, un flash back mi rivela dove ho già avuto questa visione.
Era un sogno, ricorrente da bambino, in cui mi trovavo, mano nella mano del mio papà in un posto sterminato, come questo, ricco di cave di pietra bianca, come quella che si vede laggiù in fondo attorniata da altissime rocce rosse. Poco dietro, la mia mamma e dei parenti con una Citroen Ami 6 (una macchina strana di cui vi posto la foto).



Lo so che il dettaglio della Citroen (ero e sono appassionato di auto) rovina un po' la poesia della similitudine: qui di mamme, parenti ed Ami 6 non c'è nemmeno il richiamo. Tanto meno del mio papà.
Ma, l'impressione di aver rivissuto lo stesso sogno è così forte che tutto il bello visto finora, sbiadisce un po' rispetto a quest'emozione.
La strada per il Bryce è ancora lunga, ma percorrerla così contento è un piacere così indescrivibile che preferisco non provare nemmeno a raccontarla.

A Page e sulla 89 voglio tornare 89 volte  con più calma (e senza seguito, non prendetevela Vale e Luca…) girando in moto, senza casco, su una Harley blu notte come quella vista oggi.


P.S.: Siccome ho finito il plafond annuale di siracche nel tentativo di salvare la foto sul disco che finalmente ho trovato e qui, a Tropic UT, in mezzo ai cow boy, il WiFi funziona proprio male, è difficile caricare le foto che vorrei. Forse recupererò dopodomani a Las Vegas. 

Notte o giorno, o tutte e due...  



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