venerdì 5 settembre 2014

Una montagna di deserti

L'abbraccio con la sequoia gigante al tramonto  compensa alla grande la lunga giornata passata a scavallare deserti montagnosi e attraversare montagne desertiche.

Il contatto con l'altissimo essere vivente è stranissimo. La sua pelle è pelosa e calda, il suo corpo sembra cavo come fosse un'enorme gabbia toracica che racchiude organi pulsanti.

Rimanere lì, imbambolato qualche attimo, con la mia barba attorcigliata alla sua, trasmette una senso di protezione  dal quale è difficile staccarsi.



In realtà, sono pochi gli esemplari nella Giant Forrest ai quali ti puoi avvicinare fino a toccarli.
Nella maggior parte dei casi, per rispetto al loro ambiente, sono protetti da una bassa staccionata di legno di continuo attraversata solo da decine di scoiattoli alla ricerca di cibo.
Anche il General Shermann, il più grande albero al mondo (33 metri di circonferenza e 86 di altezza) ha il cordolo di protezione come si deve ad una celebrità.



Arrivare sino a qui, viaggiando praticamente tutto il giorno, è stata veramente un'impresa.
Dopo aver di nuovo attraversato le montagne della Death Valley che tutto è, meno di un deserto piano,  abbiamo scelto di evitare la lunga circonvallazione della Sequoia National Forrest che arrivava a sud fino a Mojave e Baskerville e di tagliare più a nord attraverso la parte meridionale della foresta.
E così siamo passati dalla desolazione del deserto,  dalle sue grandi distese di sale o dalle sofficissime dune di sabbia, attraverso salite dritte come fucilate  in mezzo alle rocce dai mille strati che raccontano la storia della Terra, ci siamo attorcigliati in decine di tornanti in mezzo a pinete estese 100 volte il nostro Trentino, siamo poi arrivati ad un paesaggio che, se non fosse stato per il colore giallo dell'erba bruciata che da noi in montagna è raro vedere, era tale e quale alla nostra Lessinia, incluse quelle formazioni rocciose affioranti dal terreno che caratterizzano il nostro paesaggio.
Vedere le stesse distese centinaia di volte più grandi, mi ha fatto sentire cento volte a casa.






Una sola differenza spicca tra le altre (ad esempio la completa assenza di case o uomini per decine e decine di chilometri) : il vischio che infesta le chiome di molti alberi. Anche qui, come da noi al di là delle Alpi è molto comune.
Non è per niente comune, come invece da noi, l'edera che infesta i tronchi.

L'arrivo al nostro Lodge, dopo l'abbraccio con la mia amica Sequoia, ha richiesto una perizia da esploratore. Una volta qui, poi, ci siamo ritrovati in mezzo ad una congrega di boy scout (o boia scheo, come li chiamava il mio nonno) che festeggiavano attorno al fuoco il compleanno di uno di loro con commoventi dichiarazioni di autocoscienza collettiva.

Una pena, insomma…

Ulteriore rottura, unico cibo per la cena sono i rimasugli di pane, würstel cotti e hamburger lasciati nel frigo della cucina come "leftovers" a disposizioni di tutti.

Ci siamo così dovuti accontentare, ma ci sarebbe voluto però ben altro per rovinare l'incanto dell'abbraccio.


P.S.: Da questo posto è impossibile caricare foto, quindi lo farò questa sera...

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